Il mestiere di Bambino: far diventare Adulti i suoi Genitori

Il mestiere di Bambino: far diventare Adulti i suoi Genitori

leggi l’estratto dell’intervento su Genitori e figli tenuto da Fabrizio Camilletti, fondatore dell’Accademia di Medicina Biologica Emozionale® – MBE

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Non è filosofia, ma la realtà biologica. Ciò che il bambino fa ha un contenuto importante per l’adulto. Noi adulti lavoriamo per guadagnare soldi per affrontare le spese necessarie, quindi Il nostro lavoro di adulti ha uno scopo. Anche il lavoro dei bambini lo ha, è la natura stessa che glielo affida. E ha tanti aspetti.

I traumi emozionali del bambino sono esperienze indispensabili alla crescita, nella maggior parte dei casi, escluse le situazioni estreme e nella misura di tutto quello che può essere accettabile! Appena partorito, il bambino vive un trauma passando da un ambiente ideale e perfetto (temperatura, cibo, respirazione) a uno in cui in pochi istanti, immediatamente, deve iniziare a respirare in modo diverso, sentire la temperatura calda/fredda, rumori assordanti e sopportare luci fortissime. Tutto ciò costituisce un trauma enorme, ma segnala che da quel momento in poi il bambino dovrà attivare i suoi polmoni, il cuore e tutti gli organi per reagire al mondo esterno. Il suo corpo si adatterà a questo sistema, la natura lo ha stabilito!

Dobbiamo renderci conto che il trauma altro non è che un input, un’informazione che arriva. È come noi la utilizziamo a fare la differenza. Se non comprendiamo questo restiamo incastrati nei giudizi negativo/positivo, nelle preoccupazioni, e non siamo in grado di leggere ciò che la vita, il vero Maestro, ci dice. Quanti traumi – o meglio stimoli – abbiamo necessità di vivere?

Si parla delle ferite del bambino ma non è ciò che viviamo che è importante ma come IL CORPO LE REGISTRA e LE MANTIENE NEL TEMPO. 

La realtà biologica è spesso diversa da quello che la mente è portata a pensare.

Le emozioni che viviamo sono vitali per il nostro corpo: gioia, paura, gratificazione, separazione, rabbia…  sono input fondamentali per farci vivere quanto occorre per attivare tutti i processi necessari per noi.

La biologia non crea nulla di negativo. Ad esempio, la separazione, quando il bimbo sente la necessità di lasciare la famiglia per costruire una sua posizione, lo fa tramite piccoli traumi, come lasciare le braccia della mamma per andare tra braccia amiche, uscire dalla protezione e andare a scuola, etc.

Da una parte la separazione, dall’altra la capacità di trovare una sua individualità perché senza questi passaggi non sarebbe in grado di comunicare con un ambiente che non conosce, quello fuori dall’ambiente familiare.

Quello che noi viviamo è totalmente diverso da quello che vive il bambino. Il nostro corpo sta bene quando vive tutte le funzioni per cui è stato progettato: abbracciare, camminare, respirare, comunicare, etc. Il bambino ha bisogno di vivere tutti questi aspetti, è la sua funzione, perché è attraverso tutto questo che registra delle memorie.

Ogni organo vive un suo sentito emozionale. E il bambino registra ogni esperienza mediante i suoi organi. Quando impara a respirare appena nato, registra la memoria di sentirsi libero di muoversi. Intanto, portare l’aria dentro il corpo determina una memoria funzionale nel bambino relativa alla libertà di respirare, vivere, muoversi, essere sé stessi. Quando si muove lo si fa tramite ai muscoli, alimentati proprio dal respiro.

Ma qual è il ruolo del bambino? …far vivere loro il ruolo di genitori…

Gli animali sanno bene qual è la loro funzione di genitori e sanno comunicare tramite i loro figli. Noi non riusciamo a essere sempre così coerenti, per tanti motivi. Forse perché abbiamo dimenticato dei comportamenti biologici. Se si pensa alla salute e al benessere, a quanto i comportamenti mantenuti per lungo tempo possano far sviluppare stati anche patologici, riconoscere l’importanza di certe situazioni permette di sviluppare un ambiente sano per fare in modo che ogni esperienza diventi un’opportunità di crescita per tutti.

Non sappiamo cosa ci portiamo dietro dalla nostra vita e quando nasce un figlio ci troviamo improvvisamente a far fronte situazioni inedite.

Il bambino apprende per imitazione, cioè guardando ciò che facciamo noi adulti, genitori soprattutto. Ma anche fratelli, insegnanti… anche la maestra-educatrice, che il bambino sente come una scelta dei genitori per farlo stare bene. Il genitore è la sua misura per tutte le cose.

Per questo, quando il genitore è sereno sulle scelte fatte, il bambino vive questa tranquillità e l’aspetto di poter assorbire solo ciò che è utile in una maniera completamente diversa.

Il bambino apprende per imitazione mediante i suoi neuroni specchio, l’elemento per cui prendo-guardo-assimilo. Ha, quindi, già i circuiti neuronali che apprendono quanto è necessario attraverso il sistema che usa già il corpo, l’imitazione, che legge quello che c’è e lo porta dentro, guardo e imito.

Ora, a fare la differenza, sono gli aspetti emozionali e comportamentali, quelli più profondi di questo processo. Rabbia, frustrazione, mancato equilibrio, gioia ed altre emozioni, tramite i neuroni, vengono prese e assorbite dai nostri figli. Senza sensi di colpa: io genitore trasmetto quello che andava trasmesso e i figli prendono ciò che serve. Quando il comportamento non è biologicamente da adulto, il bambino è portato a fare cose non sue. E, in generale, prendere responsabilità al posto di qualcuno non è del tutto funzionale.

Quando i genitori non danno una comunicazione di responsabilità, i figli lo evidenziano tramite il loro comportamento, che è un segnale per l’adulto, ed è come se si assumessero responsabilità al posto dei loro genitori. Non è il caso di situazioni occasionali ma di comportamenti ripetuti nel tempo che alterano la funzione del messaggio al bambino.

Punto centrale del discorso è che il bambino vive tutto il processo di crescita dialogando con i genitori in modo preciso, da quando nasce, col suo concepimento, fino a quando termina, quando la biologia dice da oggi tu sei adulto, lo stesso segnale in cui ha detto basta stare nella pancia della mamma

Altro momento in cui la biologia dice che si è adulti, maturi biologicamente, è quando inizia la capacità di creare, fare figli, il ciclo mestruale per la femmina e l’emissione di sperma per il maschio.

Prima della maturità biologica, le informazioni che arrivano al bambino hanno una funzione, dopo, hanno un altro scopo.

Tutte le esperienze vissute dal bambino vengono registrate, in quello che chiamiamo sé biologico, il nostro stato emotivo interiore, il nostro modo percepire, di sentire, di essere. Il bambino vive nel territorio dei genitori, lo spazio della casa, l’abbraccio… quello in cui interagisce e vive tutte le esperienze con l’ambiente.

Nel rapporto con ambiente il bambino ha necessità di apprendere, e imparare a trovare tutti gli stimoli, perciò, attiva una modalità specifica, la richiesta che alcuni bisogni vengono soddisfatti.

Ma cos’è un bisogno? La necessità che qualcuno faccia qualcosa per lui poiché non è in grado di fare tante cose; appena nato, ad esempio, non può fare quasi nulla. Bisogni sono quelli di essere nutrito, accudito, amato, protetto, riconosciuto, ascoltato, etc. sono tutte espressioni necessarie che arrivino dall’esterno per far sì che vengano attivate in lui.

È quando viene nutrito, infatti, che impara a riconoscere ciò che lo nutre. E ciò non riguarda solo il latte ingerito ma anche la tranquillità con cui la mamma lo nutre, poiché dal fatto di potersi rilassare in un ambiente sereno, impara la tranquillità, l’armonia, lo stimolo della fame, la sazietà.

L’essere accudito, poi, fa riconoscere un ambiente sicuro, la protezione.

Quindi, impara a riconoscere e ad esprimersi tramite le richieste specifiche nel periodo dal concepimento alla maturità. Se il bambino assorbe e prende (ne è affamato) soddisfacendo un bisogno indispensabile, una volta adulto, non farà altro che avere uno spazio suo in cui agire ponendo termine al bisogno

Bisogno – Desiderio

Dal punto di vista biologico, il bisogno che non ha più motivo di essere lascia il posto al desiderio. Ma dov’è la differenza? Nella modalità.

Il bisogno è la richiesta: qualcuno faccia per me – è del bambino

il desiderio è il potenziale che ho e che porto all’esterno – è dell’adulto.

La logica è: prima chiedo che qualcuno faccia qualcosa per me, ora, che ho tutto il potenziale, mi attivo per restituire all’ambiente quanto ho imparato.

È così che la biologia mette ordine tra quello che è il bambino e l’adulto.

Il desiderio è qualcosa che va verso l’esterno, in cui sparisce il bisogno di essere amato. Se permane il bisogno, sto attivando qualcosa che non è più funzionale, perché ora sono io che costruisco, mentre il desiderio di amare, l’essere amato, parte da me da me e non viene dall’esterno… Sono responsabile del mio agire.

Il bambino ha modalità passiva, provocatoria, ha aspettative, vive la competizione  si sente vittima, ha la modalità della dipendenza e è alla ricerca di riferimenti. Ha necessità di stimolare l’ambiente per ricevere delle informazioni.

Da adulto diventa attivo, protagonista, mette in atto delle richieste, diventa  indipendente, propositivo, è lui a essere un riferimento e vive la condivisione.

Nel tipo di comunicazione genitore-figlio riconosciamo se il nostro comportamento è da adulti o se attiviamo un comportamento da bambini, quindi, se siamo genitori o figli. Il fatto è che non possiamo essere figli da adulti, cioè il nostro comportamento trasmette qualcosa che è biologicamente incompatibile, che il corpo non accetta perché è contro se stesso e, quindi, ce lo fa notare con i sintomi. Cominciano le comunicazioni alterate…

 

Non tutto ciò che abbiamo vissuto nella fase di crescita lo registriamo a nostro vantaggio, a volte restiamo come a metà, non tutti gli eventi vengono riconosciuti come formativi dalla nostra mente.

Quando si pone nell’aspettativa, il bambino è sicuro che arrivino le risposte dal genitore. Man mano che cresce le sue aspettative si amplificano, se in un primo momento sono di nutrimento dalla mamma, poi, diventano risposte che si aspetta da entrambi i genitori per avere gli input necessari per sua formazione.

Ma questo riguarda solo il bambino!

L’aspettativa si attiva con la parola richiesta. È la funzione che fa la differenza.

Le risposte possibili alle richieste sono si o no.

Se ci si aspetta si, si è nell’aspettativa del bambino, che, nel suo dolore, ancora aspetta la risposta del genitore.

Quindi, è da chiedersi se stiamo parlando come genitori-adulti o genitori- bambini…

La richiesta del bambino è io ho necessità di imparare e solo papà e mamma possono, dovrò imparare a riconoscere la loro lingua finché divento adulto. Se il bambino sente che i genitori si comportano da figli, tira fuori il suo compito, che è quello di far fare gli adulti ai suoi genitori, perché se non lo fanno io non posso imparare e se non imparo sono in pericolo. Secondo il ragionamento biologico. E comunica con i genitori con sue modalità attivando: agitazione, sintomo, dermatite, influenza lunga, insofferenza, problemi a scuola, dislessia…

Dobbiamo imparare a riconoscere ognuno il proprio ruolo, la capacità di comunicare con noi stessi e, ogni volta che ce la prendiamo con le cose esterne o qualcuno, non facciamo altro che essere passivi e fare qualcosa di non funzionale per noi stessi.

Se riportiamo da adulti il dolore del bambino:

1) non comunichiamo, 2) non veniamo capiti, 3) non stiamo bene.

Posso cominciare a cambiare cosa non mi serve e mettere in atto un comportamento da adulto. Anche se mi sento vittima di ciò che sta succedendo potrei cambiare qualcosa anche solo sentendomi un po’ più attivo.

Abituare il nostro corpo a comportamenti diversi potrebbe persino portare a benefici come quello di essere meno stanchi. Dare la colpa a qualcuno può anche servire a sfogarsi ma non cambia nulla.

Se il figlio bussa attraverso una sua sofferenza impariamo ad esprimerci da adulti, cominciamo a riscrivere quella specifica memoria in noi con l’obiettivo di riconoscere un potenziale che non abbiamo compreso fino in fondo.

Intraprendere la strada del Benessere non è andare a vedere ciò che non abbiamo fatto bene ma capire che la vita ci ripresenta situazioni che abbiamo lasciato in sospeso.

Si può cambiare anche senza un grande sforzo per poi arrivare al benessere.

La realtà è che ci sforziamo di essere come non dovremmo essere e, per questo, il corpo si oppone e ci chiede di cambiare.

Il “no” non esiste in biologia. Rispondere no alla pretesa del bambino non ha alcuna funzione, piuttosto dovremmo cercare di spiegare perché, ad es. non è il momento per qualcosa…

Cerchiamo di comprendere che dietro a una data richiesta c’è la motivazione di vedere determinazione, coerenza nei genitori (se un genitore dice no e l’altro sì, nascono le scoliosi, che, spesso, nascono quando i genitori sono su due posizioni completamente diverse), di essere contenuto, di essere visto mentre la loro attenzione è rivolta altrove.

Ciò che intende dire il genitore va espresso attraverso il comportamento: ad esempio, invece di liquidare velocemente il bambino spazientito in una situazione, potrebbe fargli riconoscere quanto c’è di stimolante.

La verità è che siamo tutti pieni dei nostri bisogni, troppo di fretta… e da qualche parte dobbiamo fermarci.

Esprimere a fatti il tuo obiettivo, rispondere attraverso un tuo modo di esprimere quello che tu vorresti, questo è funzionale…

Una dermatite può esprimere la separazione che il bambino vive, della mamma o del papà, le loro paure e il loro sentirsi insicuri, incapaci di agire in un certo momento… ad esempio, la mamma non si sente tranquilla rispetto al contatto. La biologia dice fai sentire il tuo contatto, il tuo calore al bambino poiché senza contatto il bambino si sente in pericolo.

 

La MBE guarda al nostro benessere integrando le dimensioni organica ed emozionale perché la salute deriva da entrambe tenendo presente come il corpo si esprime.

La biologia non guarda i comportamenti sbagliati. Se facciamo attenzione a non sbagliare… sbagliamo!

Non esiste una modalità di comportamento perfetto per evitare che il corpo si ribelli e ci punisca.

Ogni cosa che facciamo ha un motivo. Il nostro agire, una volta compreso il significato e la modalità biologica, ci fa vivere il benessere attraverso il malessere.

Quello che il corpo e la biologia ci insegnano è che abbiamo una straordinaria capacità di autoguarigione. Quando arriviamo alle patologie e ricorriamo ai rimedi o farmaci, questi non curano il corpo ma lo mettono in condizione di riprendere le sue funzioni.

Obiettivo dei nostri incontri è dare strumenti, elementi da sperimentare in maniera da poter portare con facilità benessere nella propria vita.